Costellazioni sistemico familiari per gli animali

Quando gli animali parlano di noi

Finché sei in vita puoi rinascere.

Facciamo parte di un tutto e dall’universo non ci possiamo sottrarre. Emozioni, sentimenti e azioni sono sempre una nostra scelta?

Bert Hellinger, filosofo tedesco, teologo e psicanalista junghiano sostiene che una struttura arcaica continui ad agire dentro di noi, cieca e inconscia. Secondo questa teoria la storia dei membri di una stessa famiglia, anche a distanza di generazioni, tenderebbe a ripetersi. La vita è un’esperienza complessa e riassume in sé tutto il vissuto delle generazioni che ci hanno preceduto.

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Quando si parla di costellazioni familiari, a livello pratico, si intende una rappresentazione che si svolge con l’aiuto di un conduttore (detto anche facilitatore) che ha il preciso scopo di osservare le dinamiche familiari dall’esterno, dando cosi al “paziente” la possibilità di auto-psicoanalizzarsi e di capire “alla radice” i suoi comportamenti.

Il paziente sceglie i rappresentanti tra le persone che spontaneamente entrano in questo spazio e iniziano a incarnare le figure presenti in quel sistema familiare. Entrano in contatto con il proprio sentire attraverso movimenti molto lenti. Si spostano, si avvicinano. Avvertono tristezza, rabbia, paura. Così avviene la “messinscena”. Bert Hellinger si accorse che le esperienze interiori sono collegate a determinati movimenti.

In quel preciso momento avviene la cosa più sensazionale. Una sorta di campo energetico si sprigiona dopo il posizionamento dei rappresentanti, scatenando delle forze inaspettate che fanno immedesimare questi ultimi nei ruoli che incarnano. Il campo guida così i partecipanti a vivere le situazioni che appartengono alle dinamiche familiari della persona che chiede la costellazione.

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Le costellazioni sono un metodo di presa di coscienza e risoluzione delle problematiche della vita. Aiutano a guardare con occhi nuovi perché le dinamiche non nascono esclusivamente da noi ma l’origine è nella nostra genealogia. A volte restano in sospeso.

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Gli animali che vivono con noi possono essere inseriti nelle costellazioni familiari?

L’abbiamo chiesto a Stefano Cattinelli, medico veterinario omeopata, pioniere in Italia in questo campo.

Gli animali sono entrati a tutti gli effetti a far parte della famiglia. Abitando con noi vivono, di riflesso, i nostri stessi traumi, dolori, malattie, perdite e distacchi. Interagiscono in modo sistemico con noi, ossia vivono le nostre stesse dinamiche familiari. E’ per questo che i loro malesseri o comportamenti anomali non fanno altro che parlare di noi.

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In che modo gli animali parlano di noi?

Ammalandosi al nostro posto, esprimendo in questo modo il malessere che viviamo personalmente o a livello del sistema-famiglia, offrendoci la straordinaria occasione di indagare ciò che avviene in noi e intorno a noi. Gli animali che vivono con l’uomo svolgono quindi un ruolo specifico all’interno del percorso spirituale umano.

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Come funzionano esattamente le costellazioni familiari per gli animali?

E’ un approccio innovativo. E’ da quattro anni che propongo questo metodo. Tutto si basa sulla spontaneità. Si forma un gruppo di circa 12-15 persone e ci si mette in cerchio. Lo spazio che si crea è definito morfogenetico perchè è in attesa di essere plasmato. Una persona fa una domanda alla costellazione, quindi pone al gruppo una questione che riguarda il suo animale e lo spazio viene plasmato da questa.

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Può raccontarci qualche esperienza concreta?

Il caso di una cagnolina con una dermatite intorno a un occhio. La costellazione raccontò che l’origine era una problematica emozionale non risolta della proprietaria. Nel momento in cui la donna iniziò a prenderne consapevolezza anche la dermatite iniziò a migliorare. Si manifestava vicino all’occhio come a simboleggiare lacrime trattenute. Era la conseguenza di una tristezza repressa. L’animale manifestava in quel modo il dolore della donna per la perdita del marito. Aveva semplicemente messo in evidenza il sintomo affinché la persona potesse ridare movimento alla propria vita nelle relazioni del sistema famiglia.

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Come è iniziato il suo percorso formativo?

 A 21 anni iniziai a seguire alcuni guaritori che mi aiutarono a comprendere il senso della vita. Volevo conoscere il mio sentire, capire quali erano le strutture che mi avevano formato e come poter accedere a parti di me che non conoscevo. Iniziai dei percorsi di crescita interiore avvicinandomi alla psicologia della Gestalt o psicologia della forma, incentrata sui temi della percezione e dell’esperienza. Partecipai ai laboratori di attivazione creativa di Paola Mazzetti, in cui la metafora teatrale era parte integrante del metodo. Teatro e Gestalt, quindi, applicate allo spazio terapeutico di relazione. Compresi che tra persona e animale c’era qualcosa che aveva a che fare sia con l’uno che con l’altro e che quella relazione si plasmava nel momento in cui la persona faceva entrare l’animale nella sua vita. I miei seminari creavano così le basi su cui riflettere. Ognuno mi raccontava la sua storia.

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Qual è il valore aggiunto di un’esperienza di gruppo di questo tipo?

E’ più potente rispetto a quella individuale perché crea spunti di riflessione ed è protetta. Ognuno risuona con il vissuto degli altri e l’animale regna sovrano perché non giudica. Ho iniziato a esplorare questa tipologia di spazio, a sostituire l’approccio scientifico della mia professione di veterinario con quello olistico e così la mia visione è diventata più ampia. Non mi occupavo più soltanto della malattia ma iniziai a relazionarmi con il suo sintomo emozionale o fisico immaginando che fosse un messaggio che poi risuonasse anche all’interno dello spazio di relazione con la persona.

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Un altro modo di essere veterinario e cambi professionali profondi…

Decisivi. Al punto da abbandonare la chirurgia. Era l’anestesia a mettermi maggiormente a disagio. Questo volle dire rinunciare anche a una parte di guadagno oggettivo. Ero contrario alle vaccinazioni eccessive anche se all’epoca non conoscevo ancora le titolazioni. Avevo capito che l’essere umano è spesso un ostacolo alla guarigione dell’animale. In molte cliniche tuttora l’animale viene separato dalla persona. A tutto questo avevo deciso di non aderire proponendo una modalità completamente diversa.

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Quale?

La persona deve stare sempre più vicino all’animale. Deve far parte dell’atto terapeutico fino a diventare sostegno e parte integrante del percorso di benessere e di guarigione. E’ responsabile nei suoi confronti. Deve sostenerlo costantemente e continuamente. Fino alla fine.

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A cosa era esattamente interessato?

Al senso della malattia degli animali. Perché a un certo punto l’animale si ammala? E perché proprio di quella malattia? Perché ha quel comportamento? Perché insorge una dermatite? Perché un gatto inizia a fare i bisogni in casa? Perché un cane diventa aggressivo? Contemporaneamente iniziai ad approfondire l’antroposofia di Steiner per cercare di capire le forze presenti all’interno dell’organismo animale ma anche nell’evoluzione.

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Due forze evolutive…

Quella dell’uomo e quella dell’animale. Sono il risultato di tanti passaggi. Il cane si è allontanato dalla dimensione selvatica per unirsi a noi e portare il suo contributo. L’antroposofia mi ha aiutato a conoscere queste due forze evolutive che hanno creato la relazione. In Italia otto milioni di cani vivono nelle nostre case. Contemporaneamente è avvenuto un passaggio di coscienza dell’individuo che ha iniziato a considerare l’animale come un membro della famiglia.

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Oggi si parla molto di benessere animale…

Sì. Soprattutto a livello di alimentazione. E’ importante imparare a far da mangiare al proprio animale piuttosto che delegare il compito all’industria. Questo significa informarsi, mettersi in gioco, magari sbagliare, imparare dagli errori. C’è una responsabilità all’interno del concetto di alimentazione. Un pasto preparato con amore porta un maggiore benessere all’animale perché in quel cibo ci sono io con tutto il mio amore per lui, c’è la mia attenzione nei suoi riguardi, la mia esperienza. Io veterinario lavoro insieme alla persona per il benessere dell’animale. Con lui instauriamo una relazione multidimensionale non solo fisica ma anche emozionale e spirituale. Gli animali contribuiscono all’evoluzione dell’umanità.

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Autore: Il Cane con la Valigia

Amo la Natura e gli Animali. Tutto senza distinzioni. Dal germoglio di lenticchia agli occhi meravigliosi del mio cane, miracolo incontrastato di questa mia vita. "Less is more" è da sempre il mio motto. Amo viaggiare con la mente, il corpo e il cuore. Da dieci anni Zeus mi accompagna e veglia su di me, mio angelo custode.

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