Tutto il mio folle amore

Un aquilone che vola forte e visibile se manca l’aria cade. Sono io. E’ la mia vita di ragazzo autistico…

Franco e Andrea sono un padre e un figlio. Un viaggio in America lungo come un sogno è stato per loro l’inizio di una nuova vita. Oltre i muri degli istituti, oltre le medicine che addormentano il cervello. “Liberi di essere”. Coast to coast con i capelli al vento.

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Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores non è un film sull’autismo ma sulla diversità. Liberamente ispirato al libro Se ti abbraccio non avere paura di Fulvio Ervas, sarà impossibile rimanere insensibili di fronte a una storia che parla ai cuori puri attraverso le immagini.

Il protagonista è un ragazzo autistico, magistralmente interpretato dall’attore esordiente Giulio Pranno. Anche in questo ultimo lavoro i personaggi di Salvatores partono da soli e alla fine del viaggio ritrovano se stessi. Nel deserto, laddove la vita dell’uomo è iniziata migliaia di anni fa.

Il viaggio non è la meta ma scoprire qualcosa di se stessi. L’assenza di sfondo facilita la narrazione. Per questo molti dei miei film sono girati in luoghi desertici. Marrakesh Express, Mediterraneo, Turnè. Così Gabriele Salvatores racconta il suo cinema a una platea di giovani e meno giovani. Ma pur sempre tutti entusiasti. Qualcuno recita persino a memoria le battute. E il regista, tra gli applausi, chiede il permesso di fotografare questa sua piccola folla di fans.

Sono cresciuto leggendo Corto Maltese, sarà per questo che amo il deserto. Era frequente nelle strisce la sua immagine solitaria sulla spiaggia. Come unico compagno c’era soltanto un gabbiano all’orizzonte.

Giulio Pranno, esordiente di talento, interpreta Vincent, il giovane ragazzo autistico, abbandonato prima di nascere dal padre Willi (un Claudio Santamaria in forma smagliante) che poi ci ripensa. E cerca le orme di quel figlio dimenticato. Niente male come prima esperienza. E’ stato bocciato al Centro sperimentale di Roma ma, come si dice, a volte quando si chiude una porta, si apre un portone. E allora eccolo sul set con Valeria Golino (che interpreta la madre Elena) e Diego Abatantuono (nei panni del padre adottivo).

Giulio ha vissuto per qualche giorno a stretto contatto con Andrea Antonello per immedesimarsi a pieno titolo nella parte. E il risultato è stato eccellente.

Un film, in fondo, è un’opera collettiva, sottolinea Salvatores. Reinventare una storia non significa tradirla. 

Di certo c’è che il film di Salvatores allarga i confini del cinema italiano. Un road movie tra Slovenia e Croazia che è un po’ un piacevole ritorno alle origini del regista napoletano. Dietro a una trama solo apparentemente semplice, le immagini evocano un’atmosfera a tratti surreale.

Una madre che impara ad accettare un figlio con una diversità, un padre che impara a fare il padre dopo il peggiore dei peccati. Storie di confine. Come l’alterità che traspare nei fotogrammi di chi, oltre a questo sgangherato quartetto diviso, ha superato la frontiera. Le mille etnie di chi naviga per terra più che per mare, in rima con il nomadismo dei circensi in festa su una spiaggia deserta.

La musica è un ingrediente del film. Forse perché volevo fare il musicista. Non sempre è un commento. Il più delle volte è un contrasto, ammette il regista. In ogni caso Santamaria, il Modugno della Dalmazia, non delude. Anzi reinterpreta alla grande motivi di un’altra epoca e di una voce tornata a suonare forte grazie alle corde dell’emulo.

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Autore: Il Cane con la Valigia

Amo la Natura e gli Animali. Tutto senza distinzioni. Dal germoglio di lenticchia agli occhi meravigliosi del mio cane, miracolo incontrastato di questa mia vita. "Less is more" è da sempre il mio motto. Amo viaggiare con la mente, il corpo e il cuore. Da dieci anni Zeus mi accompagna e veglia su di me, mio angelo custode.

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