L’indole del cane

Origini, stravaganze, abitudini del Canis familiaris

I cani sono finestre che si affacciano su mondi bellissimi e affascinanti, selvaggi e misteriosi. (Stephen Budiansky)

Il cane rappresenta il successo evolutivo senza pari del mondo animale. La sua prima testimonianza sulla terra è un fossile che risale addirittura a circa 14.000 anni fa. Epoca in cui avvennero i suoi primi mutamenti fisici, una mandibola meno sviluppata e denti più fitti rispetto a quelli del lupo.

Più tardi si modificarono anche alcuni tratti caratteriali, ad esempio l’imprevedibilità, che restò propria del progenitore.

Questi primi esemplari vennero definiti “protocani”. Avevano vissuto un isolamento di tipo sociale e si integrarono talmente bene nella società umana che, a un certo punto dell’evoluzione, smisero del tutto di ibridarsi con i lupi.

La prova del loro addomesticamento fu il ritrovamento dello scheletro di un uomo in posizione semifetale che teneva la mano sinistra sul teschio di un cucciolo di cane.

Guardiani di templi, compagni di caccia, seguivano in guerra le legioni romane. Erano gli animali sacri dei faraoni egizi, i beniamini delle imperatrici cinesi.

La discendenza dal lupo e dallo sciacallo è ormai scientificamente consolidata. Resta pur vero, però, che le tremila razze canine oggi registrate dai Kennel Club hanno origini molto più recenti.

Stephen Budiansky in L’indole del cane (Raffaello Cortina Editore, pp. 261, 19,80 euro) ci insegna ad amare il Canis familiaris per ciò che realmente è, ad avere rispetto delle sue origini e abitudini. Chi ha un cane che gironzola per casa riconoscerà senz’altro molte delle stravaganze che l’autore descrive.

Nei cani compaiono numerosi tratti fisici e comportamentali che non sono mai stati riscontrati nei lupi. Per esempio il mantello multicolore. Atteggiamenti “immaturi” anche in età adulta. Restano degli eterni giocherelloni, abbaiano, elemosinano cibo. Hanno perso quasi del tutto l’istinto predatorio del loro antenato. Magari catturano piccoli animali piuttosto che inseguire prede più impegnative. E ancora più raramente le dissezionano.

Tuttavia hanno conservato l’innato senso di gerarchia sociale, indispensabile a tutti gli animali gregari per far fronte alla vita di gruppo. Si insediano in un determinato territorio e lo difendono strenuamente dagli estranei perchè potenziali rivali. Lo scopo “naturale” è quello di garantire la trasmissione del patrimonio genetico alla generazione successiva. Una sorta di logica implacabile dell’evoluzione.

I lupi hanno bisogno del branco per assicurarsi un buon esito dalla caccia di grandi prede così come i nostri cagnolini hanno bisogno di noi quando il loro stomaco inizia ad emettere i primi brontolii della fame. L’equazione è perfetta.

Il maschio alfa è salutato dal branco con gesti di affettuosa sottomissione come leccatine di naso o posizioni a pancia in su in segno di resa. Atteggiamenti che il nostro amico peloso, se è un cane equilibrato, non mancherà di mostrarci più volte nel corso della giornata. Questione di amore o lealtà? Questo è l’enigma che Budiansky cerca di sciogliere.

Caso contrario la vita della comunità (o il salotto di casa) si trasformerebbe in un ring a cielo aperto. Non dimentichiamo infatti che tutti i lupi discendono da un lupo alfa e quindi anche quelli cosiddetti “subalterni” non sono di indole più mansueta. La subordinazione è soltanto il mezzo per evitare di essere uccisi o scacciati. Quindi anche Fido, in fondo, aspira a diventare leader (prima o poi), per esempio quando seduto vicino alla porta abbaia con insistenza perchè vuole uscire a fare una passeggiata.

I cani sono lupi nella marcatura territoriale o quando scavano per sotterrare il cibo. Non lo sono se consideriamo le loro elementari e limitate possibilità espressive, dovute anche al fatto che in molte razze canine gli orecchi sono diventati pendenti, il muso si è arrotondato e il pelo del collo ha perso la sua funzione comunicativa.

Qual è la differenza tra il linguaggio canino e quello umano? I cani conoscono il “significato” delle parole? Che cosa significa esattamente “abbaiare”? Forse il mondo canino è esclusivamente un gigantesco prato di odori…

La vita “mentale” di un cane resta per molti tratti e fortunatamente ancora un mistero. I cani sono “cani” e come tali devono poter mettere in pratica i loro schemi comportamentali innati. Quando questo non accade sviluppano problemi caratteriali di cui noi siamo gli unici e soli responsabili.

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Un gregge di pecore sarebbe l’unica cura per un border collie annoiato a morte e chiuso tutto il giorno in un appartamento ad aspettare il ritorno dal lavoro del suo amico umano.

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Quando un cane abbaia sta solo difendendo il proprio territorio.

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Un cane “distruttivo” si sta semplicemente “sfogando” nel tentativo di liberare endorfine. In fondo basterebbe fargli fare qualche passeggiata in più. Concedergli ogni tanto un osso polposo o sfidare il suo tartufo in una caccia al tesoro nel bosco.

I cani vogliono solo essere “cani”. Solo così sanno essere meravigliosi.

 

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Stephen Budiansky è giornalista scientifico e autore di molti testi fortunati sugli animali. Vive in una piccola fattoria nella contea di Loudoun, in Virginia. E’ qui ritratto in compagnia del suo cane, uno splendido Scotch Collie.

Autore: Il Cane con la Valigia

Amo la Natura e gli Animali. Tutto senza distinzioni. Dal germoglio di lenticchia agli occhi meravigliosi del mio cane, miracolo incontrastato di questa mia vita. "Less is more" è da sempre il mio motto. Amo viaggiare con la mente, il corpo e il cuore. Da dieci anni Zeus mi accompagna e veglia su di me, mio angelo custode.

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