Tenersi per zampa fino alla fine

Accompagnamento empatico e cure palliative per gli animali alla fine della vita

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Che cos’è la morte? Possiamo tracciare dei paralleli tra l’accompagnamento alla fine della vita degli umani e degli animali?

E’ sempre necessaria l’eutanasia per i nostri amici a quattrozampe?

A questa e a altre domande cercano di rispondere Stefano Cattinelli, medico veterinario omeopata ed esperto in accompagnamento empatico degli animali alla fine della vita e Daniela Muggia, tanatologa.

L’attenzione per questo argomento, che per la maggior parte di noi è “tabù” (almeno in occidente) fa sorgere molti interrogativi e questo è naturale. Il nostro senso di protezione prende il sopravvento se consideriamo la nostra relazione con gli animali che vivono con noi. Una reazione interiore assolutamente normale, dal momento che oggi sono membri della famiglia a tutti gli effetti.

L’eutanasia non è più l’unica strada. In natura, oltretutto, non esiste! E questo ci fa tirare un sospiro di sollievo. Non è l’unico strumento di compassione. Esiste oggi un’alternativa. Sembra un regalo dal cielo…

Un veterinario deve preservare la vita. Questa dovrebbe essere la sua prima vocazione. Quel senso di sfida che lo spinge a vincere la malattia, una volta accettata l’ineluttabilità della fine, si dovrebbe trasferire in una nuova missione che richiede altrettanta abilità professionale e qualità umane. Stiamo parlando di accompagnamento empatico alla fine della vita, laddove la sfida non sta più nella guarigione del paziente ma nella sua morte serena.

In molti parlano di animali. Eppure in pochi li ascoltano. Ma come si ascolta un animale? Con il cuore. Questa è l’unica risposta. E ascoltarlo significa non espropriarlo della parte finale della sua vita, che è anch’esso tempo prezioso, affettivamente ricchissimo ma rallentare i ritmi urbani, disdire qualche appuntamento perchè anche la morte ha i suoi tempi e non possiamo sapere quando arriverà. Affinchè questo tempo sia ricco davvero, dovremo superare quelle piccole e grandi difficoltà che il percorso di accompagnamento, per sua natura, implica. E’ una questione di forza interiore, e per questo esiste un training ad hoc. Il nostro animale, dopotutto, ci considera il suo punto di riferimento, non dimentichiamolo.

Gli animali, a differenza nostra, non hanno paura di morire. La morte per loro è un evento naturale, un passaggio obbligato della vita. Non avendo una mente concettuale non sanno che cosa sia e quindi non la temono. Vivono in un perfetto “qui e ora” scivolando verso l’esperienza del trapasso, loro e nostro, con naturalezza e accettazione e una volta messi al sicuro dalla sofferenza fisica, la affrontano con estrema semplicità.

Dopo l’inverno c’è un’altra primavera, ci insegna il ciclo delle stagioni. Il grano, quando muore, germoglia ancora più abbondante. Lo dice il Vangelo. E la natura.

Ogni paziente è un caso a se’. Quindi la casistica potrebbe non riguardare il mio cane o il mio gatto. Lui potrebbe essere l’eccezione alla regola…

Una terza via, dicevamo… Tra accanimento terapeutico ed eutanasia. Proprio lì. Al centro. “Accompagnare“, cioè sentire che l’animale ha ancora un tempo tutto suo, speciale, unico da vivere.

Tre sono gli ingredienti:

  1. Cure palliative. Che non signica “inutili” ma volte a proteggere (da “pallium” che vuol dire mantello) l’animale dal dolore. Strumenti che permettono all’animale di avvicinarsi alla fine senza soffrire e avere la possibilità di morire serenamente a casa sua, circondato dall’affetto della sua famiglia umana.
  2. Desistenza terapeutica. Evitare interventi non graditi perchè invasivi e di troppo.
  3. Capire i desideri. Che cosa gradisce e cosa no. Quindi entrare con l’animale in uno stato empatico.

A proposito di stato empatico, è doveroso riconoscere che i grandi maestri in questo sono proprio gli animali. Esseri empatici per eccellenza per tutto il corso della loro vita perchè reagiscono alle nostre emozioni in modo incondizionato. Noi, al contrario, lo siamo soltanto da bambini e da anziani.

Questo libro (Edizioni Amrita, pp. 172, 15 euro) è da considerare un punto di riferimento per quelle persone che sentono nel loro cuore che è possibile una strada diversa.

“Facciamo quello che possiamo con le informazioni che abbiamo”, scrive Cattinelli. “Non sentiamoci in colpa se in passato abbiamo accettato l’eutanasia per il nostro animale. Oggi le informazioni sono cambiate…”.

Certo, quello della morte è un momento delicato. Ma anche molto ricco di condivisione. “Che questa via sia sempre più a disposizione di tutti. In fondo c’è una nuova possibilità. Fatelo sapere a più persone possibili perchè la comune coscienza collettiva è in trasformazione…”.

Inconsapevolmente gli animali ci aiutano a prendere decisioni, ricucire relazioni, scoprire parti nascoste di noi. Sono estensione di noi stessi. Questa opportunità che ci chiedono, a ben guardare, è il loro insegnamento principale.

“La ferita è il luogo in cui la luce entra in te”. (Jalaluddin Rumi)

un soffio di luce

 

Autore: Il Cane con la Valigia

Amo la Natura e gli Animali. Tutto senza distinzioni. Dal germoglio di lenticchia agli occhi meravigliosi del mio cane, miracolo incontrastato di questa mia vita. "Less is more" è da sempre il mio motto. Amo viaggiare con la mente, il corpo e il cuore. Da dieci anni Zeus mi accompagna e veglia su di me, mio angelo custode.

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