La sofferenza è animale

Animale è colui che possiede un’anima, un soffio di vita, anzi di vento. Inspirato e espirato. Inalato e esalato.

La condizione animale nella nostra società ha raggiunto livelli di orrore inspiegabili e sconosciuti a qualsiasi altra epoca precedente.

Mai avevamo allevato piante e animali come oggi, mai avevamo industrializzato l’allevamento, la macellazione e il consumo di animali, la coltura e la manipolazione di vegetali, al punto da essere noi stessi perturbati nella nostra stessa salute, sensibilità e etica.

La questione animale è innanzitutto una questione umana. Così risponde Jean-Luc Nancy, uno dei più importanti filosofi contemporanei.

Nella nostra tradizione filosofica, la differenza tra uomo e animale è il linguaggio. Ma siamo sicuri che gli animali ne siano privi? E se il linguaggio fosse ridefinito in un sistema di segni?

Chi è l’uomo?

Dovremmo vedere gli animali sotto una luce diversa da quella usuale e affidarci a incontri inaspettati. Ne rimarremmo stupefatti, incapaci di descrivere le emozioni.

Quello intrapreso da Nancy, nel prezioso saggio La sofferenza è animale, edito da Mimesis e curato da Massimo Filippi e Antonio Volpe, è un mutamento di prospettiva riguardo non solo la questione animale ma la natura animale dell’umanità.

Jean-Luc Nancy

Il Cane, il Lupo e Dio

Il Cane si arrese a un’infinita tristezza. Dopo aver perso tutto. Soprattutto la fiducia. Questa è la storia di un abbandono e di un incontro.

Ma come si può sopravvivere da soli in una foresta di notte? Incontrando se stessi tutto è possibile. Questa è la risposta. Anche per un Cane. E allora non si ha nemmeno bisogno di un collare. E così comincia il viaggio di ognuno di noi.

La strada è lunga, questo è certo, e non esistono scorciatoie. Kalù era il più forte, Alina con il manto rossiccio la più schiva, Anah, sobrio e rigoroso, Muni con la voce calma guidava il branco lungo l’Antica Via, quella che attraversa il cuore del bosco, l’unica che porta alla Montagna della Luna.

Bisognava fare attenzione a ogni passo scivolando via come fantasmi. Ma dato che la coda è come una coperta che ti porti sempre dietro, fu così che il Cane capí di avere molte più risorse di quanto pensasse, anche se si sentiva piccolissimo in quel vasto paesaggio.

I corvi volavano sopra di loro, compagni dello stesso viaggio di purificazione e complici della stessa bellezza.

Il branco seguiva i corsi dei fiumi attraversando boschi di faggi, betulle e abeti. Se le rane smettevano di cantare allora era in arrivo un pericolo. Dalle pieghe delle montagne capivano dove scorreva un ruscello. Quando gli uccelli cantavano quella era l’ora di cercarsi un giaciglio. Se avevano sete c’era sempre un sorso d’acqua nascosto nel calice di un fiore. L’importante era essere in armonia con l’universo.

Anche la Montagna ha imparato a non desiderare quello che non ha. È la creatura più antica della foresta, non si sveglia e non si addormenta. Le Nuvole le portano da bere. Se una creatura immobile riesce a sopravvivere anche un Cane troverà il modo di attraversare la vita.

Può un cane avere nostalgia dell’uomo? No, se la terra è morbida e i pali di ferro fossero di nuovo alberi.

Può un cane tornare a essere un lupo? Gli basterà seguire la propria ombra e i corvi che sono gli occhi dei lupi nel cielo. E un giorno arriverà ai piedi di una montagna con cinque punte. Sarà come una visione, perfettamente immobile.

C’è qualcuno che si occupa di ogni essere vivente. Per questo non bisogna avere paura.

Il Cane, il Lupo e Dio di Folco Terzani, edito da Longanesi e impreziosito dalle illustrazioni di Nicola Magrin, non è solo un libro. È libro e poesia insieme. È storia di Vita. È Filosofia. È Verità, al di là dei punti di vista. È metafora. È Viaggio di un Cane che abbandona le abitudini e diventa padrone di se stesso, responsabile delle proprie azioni. E così impara a vivere da solo, seguendo la propria natura.

E allora chi è Dio? È colui che vive oltre il Sole e governa la Montagna.

ROBOT. The Human Project

Al Mudec le nuove frontiere della robotica

Forse saranno le discipline tecnico-scientifiche a guidare il domani e si parlerà di intelligenza “collettiva”.

L’individuo replicherà se stesso attraverso i robot. D’altra parte l’attrazione dell’uomo nella storia per il proprio doppio è cosa ormai nota. Conviene farsene una ragione, a patto che il baricentro resti sempre l’umanità.

Tutto questo genera senso di meraviglia e domande non solo tecniche ma anche filosofiche. Gli esseri umani si conoscono abbastanza bene da riuscire a replicarsi? Quale attività vogliamo dare in gestione all’intelligenza artificiale? Qual è il ruolo delle macchine all’interno del nostro mondo? Quale sarà il nostro futuro? Tempo e spazio spariranno?

ROBOT. The Human Project, al Mudec di Milano fino all’1 agosto 2021, non è solo una mostra ma anche un’esperienza. Confrontarsi con l’intelligenza artificiale è un assaggio di futuro possibile.

La tradizione è travolta dagli eventi. Esiste solo il tempo reale. La linearità tra passato, presente e futuro sarà divorata dalla rapidità degli eventi?

Dall’automa al ROBOT. Un salto epocale che avvicina sempre più il confine tra artificiale e umano. Ci sarà ancora spazio per la fantasia? Speriamo di si.

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Tina Modotti. Donne, Messico e Libertà

Tutta la vita in un “clic”

Era figlia di una cucitrice e di un carpentiere e divenne fotografa, attrice e sognatrice. Nacque in Italia sul finire del XIX secolo ma fu il Messico la sua patria d’elezione. E proprio lì divenne un’icona.

Tensione estetica e impegno politico. Nessun effetto sfumato o contorni imprecisi ma tratti marcati, oggetti e luoghi della vita reale. Emblemi della Rivoluzione ma anche mani che lavorano, tessuti, fiori destinati a sfiorire e madri con bambini. Una fotografia simbolica na non solo. Idea di libertà e umanità.

100 immagini nell’ambito del palinsesto 2020 del Comune di Milano “I talenti delle donne” esposte al Mudec Photo fino al 7 novembre 2021. La fotografia incontra i fatti e diventa strumento universale per comunicare impegno civile e libertà. Grandi amori e grande passione. Ideali, nuove forme di comunicazione. Fino alla fine.

Tutto questo è Tina.

Qua la zampa!

La guida step by step per educare e crescere un cane felice

I cani sanno stupirci, sempre.

Il cane ci parla. A volte con suoni brevi e acuti per avvertirci di un pericolo. O con abbai monotoni e ripetitivi per dirci che è infelice e frustrato. Quando invece usa la vocina del cucciolo, magari vuole solo attirare la nostra attenzione. Ma anche la postura esprime il suo stato d’animo.

La rapidità del movimento della coda è uno degli indicatori dello stato di eccitazione. Se prima scodinzola velocemente e poi, piano piano, sempre di meno, significa che si sta calmando. Una cosa però è certa, ogni segnale va contestualizzato perchè scodinzolare non significa sempre essere felice.

Ha bisogno di schemi, regolarità per vivere con serenità. A volte i cambiamenti lo destabilizzano e bisogna tener conto delle sue stagioni. Un cucciolo non ha certo le stesse esigenze di un cane anziano.

Capire i suoi tempi, rispettarne gli spazi, conoscere l’etologia è fondamentale per costruire una buona relazione e rappresentare per lui un punto di riferimento, una specie di “base sicura”.

Perchè un cane non torna quando lo richiamiamo? Forse perchè ha di meglio da fare o forse perchè tra noi e lui non c’è la giusta comunicazione. Spesso il richiamo è associato alla fine del divertimento. Proviamo invece a proporre dei giochi interessanti, a gratificarlo senza mai perdere la pazienza.

Per capire davvero la mente di un cane, l’importanza della prossemica e mettere a fuoco i suoi bisogni abbiamo spesso bisogno dei consigli di un esperto. Qua la zampa! di Irene Sofia (Vallardi Edizioni) è un libro illuminante. L’autrice è un’educatrice cinofila che, oltre a essere una professionista, lavora con il cuore. Sul web è famosa anche la sua assistente personale, un pastore australiano che risponde al nome di Pinta.

Imparare a renderci interessanti al cospetto del nostro cane, giocare e divertirci con lui, muoverci nel modo giusto non sono piccoli dettagli.

Che cos’è il problem solving o attivazione mentale? Quanto è importante che un cane lavori sulla sua autostima? Irene ci illustra gli esercizi adeguati anche con l’ausilio di contenuti multimediali.

Il cane è spronato a provare diverse strategie e impara in fretta le azioni che portano a un risultato. Piccole sfide per apprendere nuove abilità, come aprire un cassetto, sollevare un coperchio, spostare una leva e così via.

Questo e molto altro ancora. Parola di Pinta.

Irene Sofia e Pinta

I nativi americani e il cavallo

Tutti i segreti di un grande popolo di cavalieri

Un cavallo è un dono divino.

Per un nativo americano, un cavallo era il riflesso di se stesso e, se domato, riceveva un nome. Testa Bianca, Senza Criniera, Orfano.

Le cronache Sioux raccontano che ci fu un inverno in cui il cielo e le nuvole vennero all’improvviso illuminate da una stella che provocò una luce ardente. Era il 1821 e quel giorno nacque Nuvola Rossa. Uomo di grande coraggio e saggezza, veniva rispettato da tutta la tribù. Credeva nel valore mistico della natura. Quel sentirsi parte della Terra perchè è da lì che si proviene e si ritorna. Il Grande Spirito aveva creato gli uomini per essere liberi e vivere secondo il ritmo delle stagioni, per cacciare i bisonti nelle grandi praterie.

I bambini, fin dal concepimento, percepivano i movimenti del cavallo attraverso il grembo delle madri. Questa si poteva considerare una specie di prima lezione di equitazione. La seconda era imparare a rimanere aderenti al corpo di un cavallo al galoppo e saper fermare la sua corsa pronunciando semplicemente il suono “ka”. E così all’età di dieci anni diventavano cavalieri a tutti gli effetti.

Le migliori occasioni per sancire la grande alleanza tra uomo e animale erano le parate, delle vere e proprie cerimonie in cui il cavallo era il protagonista indiscusso della giornata. I suoi fianchi venivano decorati con macchie bianche a simboleggiare l’invulnerabilità di fronte al lampo, alla pioggia e alla grandine. Le staffe, le briglie e la criniera erano adornate con delle campanelle.

Nuvola Rossa

Andare a ritroso negli anni e risalire all’origine di questi popoli straordinari, capirne le saggezze e le ragioni è un viaggio mozzafiato e per questo è indispensabile il saggio I nativi americani e il cavallo di Maria Franchini (Edizioni Mediterranee). Risultato di lunghe ricerche e quasi devozione nei confronti di un argomento che non smette mai di affascinare e svela segreti e aneddoti in ogni pagina.

Popoli diversi e spesso in conflitto, con una storia e una cultura da raccontare. Gli antropologi hanno individuato circa dieci gruppi culturali di nativi, corrispondenti grosso modo alle diverse aree geografiche e agli ambienti naturali del Nord America.

Cavallo Pazzo, Toro Seduto, Nuvola Rossa, Geronimo. Uomini leggendari e invulnerabili ai proiettili. Icone di resistenza alla società bianca in tutte le sue forme, i loro spiriti aleggiano ancora nell’aria in quelle praterie.

Un mondo ricco di insegnamenti validi ancora oggi. Per esempio era il cerchio che governava la vita, perchè era la forma che il Grande Spirito aveva scelto per definire il creato. Tutto ciò che germoglia è rotondo, infatti. Così come il tronco di un albero. Il giorno e la notte disegnano un cerchio nel cielo.

Tutto era magico. Perfino i colori. Un cavallo bianco simboleggiava il Sole perchè rappresentava la luce che dissipa le tenebre.

Quello tra uomo e cavallo è un sodalizio eterno. Non era possibile concepire la vita senza un cavallo perchè era una parte dell’anima stessa. Una leggenda navajo narra che un dio prese degli steli di mais per farne lo scheletro, la folgore per il respiro, l’arcobaleno per gli zoccoli, la pioggia per la criniera e la coda, una falce di luna per gli orecchi e la stella della sera per gli occhi.

Robot. The Human Project

Nuove strategie per raccontare l’arte

Quali sono i dubbi, soprattutto morali, dell’essere umano nei confronti dell’innovazione tecnologica? Non è semplice rispondere. Eppure mai come in questi mesi abbiamo sentito l’esigenza di capire il cambiamento che stiamo vivendo.

Proprio da queste considerazioni nasce Mudec@Home, un progetto per le scuole con una visita guidata live in DaD che si pone l’obiettivo di garantire la possibilità di continuare a fruire di cultura in tutti i modi possibili, con l’aiuto di strategie e tecnologie di ultima generazione per raccontare l’arte attraverso nuove esperienze che ci permettano di visitare grandi mostre senza muoverci da casa.

Le scuole ritornano al museo grazie all’aiuto del robottino Double che permetterà a studenti e insegnanti di esplorare “a distanza” le sale della mostra. Potranno a turno spostarsi virtualmente e capire così il percorso storico e culturale che ci ha condotto alla consapevolezza tecnologica odierna.

Un viaggio virtuale di settanta minuti alla scoperta di un universo tecnologico mai esplorato prima, una sorta di lezione “alternativa”.

Per ulteriori informazioni e per le prenotazioni delle scuole:
Infoline +39 0254917
Email ufficiogruppi@ticket24ore.it

Ti-Puss

Tre anni in India con la mia gatta

Si è sempre colpiti nel proprio affetto più forte, perché questo legame stretto e cieco ostacola la marcia verso l’infinito.

Ti-Puss incarnava la pienezza del momento presente. E aveva due orecchi sempre in movimento perchè forse le servivano per vedere. Quando agitava la coda fingeva di far paura.

Era quasi impossibile non stringerla tra le braccia o accarezzare il dorso della sua piccola vita di sognatrice. I gatti, si sa, risvegliano la tenerezza e una nuova visione del mondo.

Ti-Puss vedrà la foresta e conoscerà la pioggia quando il monsone raggiungerà le montagne di Kodai. Il suo primo viaggio in treno con destinazione Madras.

Si era abituata velocemente alla folla e quando desiderava un po’ di pace si sistemava nel fagotto sotto il sedile o nel portabagagli. Era una gatta intuitiva. Viveva spontaneamente la sua pienezza, una specie di felicità inconsapevole.

Le capitava di viaggiare sulle ginocchia e con le zampe sul finestrino contemplava la confusione dei marciapiedi. Allungava il collo e con la coda batteva il tempo.

Un gatto è l’emblema della spontaneità e della concentrazione, è pienezza del presente e dell’eternità. Simbolo di perfezione, mai prigioniero del passato e del futuro, mai in preda all’indecisione.

Ella Maillart era una scrittrice. Ma soprattutto una viaggiatrice. Ti-Puss. Tre anni in India con la mia gatta (EDT Edizioni ) è il racconto di un girovagare senza una meta. Di una donna e un felino. Sparizioni e dolori. Di un patto che lega alla dimensione animale. Il suo universo che arricchisce il nostro.

Erano gli anni Quaranta. Mentre in Europa infuriava la guerra, Ella, ginevrina di nascita, si trasferiva in India alla ricerca della pace interiore. Ma fu l’incontro con una gatta tigrata a cambiare il suo destino.

Ti-Puss si bagnò nelle acque del Gange. Era affascinata dagli uccelli, dagli insetti e dai tronchi cavi. Amava i grandi spazi, le brezze e l’odore di selvatico.

Non ci sono due gatti che si assomiglino così come due foglie o due pietre.

In India fu una vita nel presente. Nei dettagli. Ogni passeggiata era un tuffo nell’assoluto. Da un momento all’altro la gatta avrebbe potuto decidere di fuggire. E così fu molte volte.

Perché la sua vera natura si chiamava meraviglia.

La Grande Strada Inca

Il Mudec riapre con una mostra dedicata alla grande opera ingegneristica degli Inca

Dall’Ecuador all’Argentina. La Grande Strada conta 30.000 chilometri e non ebbe soltanto un significato ingegneristico ma anche sociale e simbolico.

Un’epopea nata nelle valli del Cusco nel XIII secolo. Un impero vasto e vario, composto di caminos de llanos e caminos de sierra, stazioni di posta, ponti sospesi sulle gole profonde che caratterizzano il paesaggio andino.

Coppia di alpaca, in prestito dal Museo di Storia Naturale. I due esemplari, madre e figlio, provengono dallo zoo di Milano: purtroppo entrambi sono morti nel 1966, durante il parto del cucciolo.

Seguendo idealmente una carovana di lama, i visitatori avranno modo di conoscere l’ingegneria della Grande Strada attraverso la storia e la geografia degli artefici di una delle maggiori civiltà precolombiane della storia. Gli Inca.

Una rete stradale che univa in modo efficace tutte le regioni dell’impero con collegamenti rapidi e sicuri. Al suo arrivo in Perù, il cronista spagnolo Pedro Cieza de León scriveva con grande ammirazione che le strade locali superavano quelle romane e quella che Annibale fece costruire sulle Alpi. Si riferiva al grande sistema viario costruito dagli Inca per spostare uomini e merci lungo il loro vasto impero, ai tempi esteso dall’Ecuador al nord del Cile e dell’Argentina. 

UNO SGUARDO ALLA MOSTRA…

La mostra è a cura di Carolina Orsini e si compone di sette sezioni. La prima introduce il visitatore al mondo inca e alla traiettoria storica dei “figli del Sole”, la seconda approfondisce le diversità geografiche del territorio andino, dalla costa desertica alle Ande, dalle foreste montane alla grande selva amazzonica. La terza sezione, invece, è dedicata alle civiltà che precedettero l’impero inca, culture complesse in grado di costruire enormi agglomerati urbani sin dal terzo millennio prima di Cristo. E così via, un viaggio affascinante attraverso una cinquantina di reperti archeologici andini selezionati tra le collezioni preispaniche-amerindiane del Museo.

Una vetrina dell’allestimento sulla sezione delle culture che precedettero gli Inca nel territorio delle Ande centrali.

INFORMAZIONI

QHAPAQ ÑAN. LA GRANDE STRADA INCA

MUDEC – Via Tortona, 56 Milano

9 febbraio-25 aprile 2021
mar-ven, 10.00-19.30

Ingresso libero

Il Simbolismo degli uccelli

Saggi con le ali

La comparsa degli uccelli nella tua esistenza coinciderà sempre con l’istante in cui sei pronto a coglierne il messaggio.

Lesley Morrison

Merlina, la regina dei corvi, ha preso il volo e ora la Torre di Londra non è più la stessa senza di lei. Il Regno teme il lugubre presagio della profezia dei tempi di Carlo II che narrava che il Regno Unito sarebbe andato incontro a tremende sciagure se il numero dei corvi della Torre fosse sceso sotto al sei.

Fu la tradizione celtica ad attribuire ai pennuti più intelligenti del pianeta la fama di araldi di morte e latori di cattivi presagi. Infatti si racconta che Morrigan, la dea irlandese della guerra, assumesse le sembianze di un corvo per sorvolare i campi e divorare i cadaveri dei guerrieri.

La “nerezza”del corvo significa infatti decomposizione, materia primordiale. Probabilmente per il fatto che tutto ciò che è fuggevole e transitorio svanisce lentamente nell’oscurità. A dettare tutto questo sono le leggi inesorabili dell’alchimia dell’anima. Tuttavia non c’è da disperarsi perchè dal “nero” del corvo è sempre possibile trasmigrare al “bianco” del cigno e così via fino ai colori del pavone e alla perfezione della fenice che rinasce ogni volta.

Un filo invisibile collega sempre passato e presente.

Questa è la chiave di lettura de Il simbolismo degli uccelli (Edizioni Mediterranee) di Lesley Morrison, antropologa e psicologa, che esplora con maestria il regno degli uccelli a partire dalla mitologia e dalle tradizioni spirituali fino al simbolismo animale. La Morrison descrive più di quaranta tipologie di creature alate lasciando spesso il lettore con il fiato sospeso in un mondo non solo meraviglioso ma anche magico.

Millenni di storia hanno ampiamente dimostrato la natura misteriosa degli uccelli. Esseri spirituali più che fisici e affascinanti messaggeri di un mondo in bilico tra terra, acqua e cielo.

Tutto ebbe inizio dall’Uovo Cosmico, simbolo del mito cosmogonico della creazione dell’Universo, origine dei semi di tutte le creature. Nascita e rinascita. Morte e rigenerazione. Buio e luce. Il prima e il dopo. Il nulla e il tutto.

D’altra parte, quando si osserva la danza di un gallo cedrone, non si può non pensare alla spirale della creazione. La sua potenza interiore sembra battere al ritmo del tamburo primordiale.

Le creature alate si esprimono con un linguaggio che è incomprensibile solo per chi non sa ascoltare. Con giravolte e torsioni descrivono il mutare delle stagioni, lo scorrere inesorabile del tempo.

Trovare una penna di uccello è come trovare un tesoro, scrive la Morrison.

La spiegazione è forse che non si tratta solo di formazioni dell’epidermide ma segni della natura infinita dell’anima.