Lo spirito del cavallo

Il legame magico tra uomo e cavallo

Per ogni cavallo c’è un solo cavaliere.

Un animale cambia il corso della vita della persona che lo accoglie, che gli apre la porta del cuore. E tutto diventa magia se scegliamo di vivere quest’emozione con un cavallo.

Dobbiamo abituarci a usare tutto il corpo per comunicare, percepire i suoi movimenti e le intenzioni è il segreto di un’intesa perfetta.

La storia d’amore tra noi e il cavallo inizia da lontano, ma anche facendo una passeggiata. Un viaggio fisico e metafisico che insegna a “radicarsi” in se stessi, capire la vita attraverso un nuovo modo di pensare che guarisce l’anima. Una specie di ritorno spirituale verso casa, non solo attraverso la mitologia e la storia, ma anche il linguaggio e la religione.

I cavalli elementali creano connessioni con gli elementi naturali (terra, acqua, fuoco, aria a cui si aggiunge la dimensione spirituale). Non esistono nel mondo fisico, sono puri archetipi e per incontrarli è necessario un viaggio interiore. Ciascuno di essi è destinato a un compito specifico che conduce verso le energie di cui si ha bisogno.

E’ possibile sintonizzarsi con i chakra del cavallo come se fossero delle sfere di energia. Possiamo provare, è semplice. Basta stendere una mano sul suo petto e l’altra sul fianco, chiudendo gli occhi e respirando profondamente. E’ solo così che la dimensione umana incontra quella animale.

Quando la simbiosi è forte il cavallo diventa un guaritore e ci assiste sia sul piano psicologico che fisico.

Un luogo sicuro dove vivere, spazio per correre, nutrimento, acqua fresca, cure. In due parole: essere amato. Sono queste le esigenze di un cavallo.

Lo spirito del cavallo di Debra DeAngelo (Edizioni Mediterranee) è un manuale completo. Ogni capitolo è trattato con competenza. Il cavallo visto a 360 gradi nella sua fisicità e spiritualità. Consigli pratici, tecniche ed esercizi di equitazione e vita insieme.

Splendido ritratto di una creatura dal talento unico che ha modificato il corso dell’esistenza umana. Quadrupede miracoloso che ha scelto di rimanere al nostro fianco con tutto il suo meraviglioso mondo interiore.

Niente è stato dimenticato o tralasciato. Nemmeno il suo ultimo trotto sulla Terra. Il dolore del lutto è una spina nel fianco che deve fare il suo corso.

Quando muore un cavallo il dolore va trasformato in amore, incanalato verso un altro cavallo, affinchè tutto si trasformi. E’ la regola dell’Universo.

Trilli

Riflessioni di una gatta in degenza

Il giudizio di un gatto è insindacabile -scriveva Ernest Hemingwaygli esseri umani, per una ragione o per l’altra, riescono quasi sempre a nascondere i propri sentimenti. I gatti no.

Trilli è una gattina tricolor. Ha un corpicino esile e una mascherina sul musetto, per metà nera e per metà bianca. Sembra avere due calzini bianchi sulle zampine e dello stesso bianco è anche la punta della coda. All’apparenza potrebbe avere due anni d’età.

Con i suoi occhietti vispi e attenti, da una posizione privilegiata, scruta i musetti degli ospiti dell’ambulatorio veterinario ormai da diverse settimane. Un modo davvero insolito per imparare le preziose lezioni della vita attraverso il linguaggio non verbale del cuore.

E’ stata sfortunata questa piccolina perché un giorno una macchina l’ha investita. Questo è il motivo per cui ora si trova nell’ambulatorio, ricoverata in sala degenza in una confortevole gabbia, con una zampina rotta e diverse fratture. Ha perso anche la memoria perché non ricorda alcun volto e nessuna situazione antecedente all’incidente.

L’hanno chiamata Trilli, un nome da fatina. Ma in realtà il suo vero nome, quello dato da mamma gatta nell’istante in cui venne al mondo, è Nuvola splendente.

Cloe, Luna, Rollo, Biancospino, Ortensia, Sole, Balto, Pier Camillo, Rex, Fiore di bosco, Brad, Edera, Lillo, Rombo di tuono, Artù… E l’amicizia con il micio Soffio di Vento. Ognuna di queste splendide creature ha una storia da raccontare. Malattie, abbandoni, incidenti. Ma non solo. Nell’ambulatorio avvengono anche meraviglie perché possono succedere molte cose in pochi mesi.

Trilli guarda il mondo a modo suo e Diego Manca, medico veterinario e autore del libro, la osserva. Il risultato è un diario a più voci e il racconto di una splendida storia d’amore.

Diego Manca

La Cina di Henri Cartier-Bresson

Oltre cento stampe originali e una raccolta di documenti e materiali d’archivio raccontano lo storico reportage del grande fotografo francese sugli ultimi giorni di Pechino prima dell’arrivo delle truppe di Mao.

Un excursus senza precedenti che racconta, per la prima volta in Italia, i due momenti più importanti della storia della Cina: la caduta del Kuomintang (1948-1949) e il “Grande balzo in avanti” di Mao Zedong (1958).

Grazie all’occhio della sua macchina fotografica e con l’uso sapiente del bianco e nero, il maestro Cartier-Bresson, per primo, pone l’accento su temi importanti del cambiamento nella storia contemporanea cinese, riuscendo a presentare al mondo occidentale aspetti fino ad allora tenuti nascosti dalla propaganda di regime come lo sfruttamento delle risorse umane e l’onnipresenza delle milizie.

Henri Cartier-Bresson

Henri Cartier-Bresson nasce in Francia, nei pressi di Parigi, nel 1908 e inizialmente si dedica alla pittura e al cinema. In principio si interessa poco alla fotografia e quel poco è solo funzionale alla sua attività di pittore e aiuto regista (lavorerà nella realizzazione di tre film con Jean Renoir).

Scrutare la realtà attraverso l’obiettivo, più precisamente un 50 mm e una Leica 35 mm, per rendere il risultato dello scatto quanto più vicino possibile alla visione dell’occhio umano. Con il suo stile inconfondibile, quasi poetico, segnerà indelebilmente la storia della fotografia. Oggi definito l’occhio del secolo può essere considerato anche il pioniere del fotogiornalismo.

Fondatore, con Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert della celebre agenzia Magnum, ha sempre saputo cogliere il “momento decisivo” degli avvenimenti.

La fotografia è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore. È un modo di vivere…”. Trasmettere sensazioni attraverso una fotografia che diventa Storia.

La mostra Henri Cartier-Bresson. Cina 1948-49 | 1958 è prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, promossa dal Comune di Milano-Cultura e curata da Michel Frizot e Ying-Lung Su . E’ stata realizzata grazie alla collaborazione della Fondazione Henri Cartier-Bresson e riunisce un eccezionale corpus di fotografie e documenti di archivio del fotoreporter francese: oltre 100 stampe originali insieme a pubblicazioni di riviste d’epoca, documenti e lettere provenienti dalla collezione della Fondazione HCB.

E’ un viaggio senza precedenti. Imperdibile.

Bambini a Shangai nel 1949

Dal 18 febbraio al 3 luglio 2022

Lunedì 14.30 – 19.30
Martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30 – 19.30
Giovedì – sabato 9.30 – 22.30

Location

Mudec – Museo delle Culture
via Tortona 56
(Quartiere Tortona
Milano

Sito web: mudec.it

La sofferenza è animale

Animale è colui che possiede un’anima, un soffio di vita, anzi di vento. Inspirato e espirato. Inalato e esalato.

La condizione animale nella nostra società ha raggiunto livelli di orrore inspiegabili e sconosciuti a qualsiasi altra epoca precedente.

Mai avevamo allevato piante e animali come oggi, mai avevamo industrializzato l’allevamento, la macellazione e il consumo di animali, la coltura e la manipolazione di vegetali, al punto da essere noi stessi perturbati nella nostra stessa salute, sensibilità e etica.

La questione animale è innanzitutto una questione umana. Così risponde Jean-Luc Nancy, uno dei più importanti filosofi contemporanei.

Nella nostra tradizione filosofica, la differenza tra uomo e animale è il linguaggio. Ma siamo sicuri che gli animali ne siano privi? E se il linguaggio fosse ridefinito in un sistema di segni?

Chi è l’uomo?

Dovremmo vedere gli animali sotto una luce diversa da quella usuale e affidarci a incontri inaspettati. Ne rimarremmo stupefatti, incapaci di descrivere le emozioni.

Quello intrapreso da Nancy, nel prezioso saggio La sofferenza è animale, edito da Mimesis e curato da Massimo Filippi e Antonio Volpe, è un mutamento di prospettiva riguardo non solo la questione animale ma la natura animale dell’umanità.

Jean-Luc Nancy

Il Cane, il Lupo e Dio

Il Cane si arrese a un’infinita tristezza. Dopo aver perso tutto. Soprattutto la fiducia. Questa è la storia di un abbandono e di un incontro.

Ma come si può sopravvivere da soli in una foresta di notte? Incontrando se stessi tutto è possibile. Questa è la risposta. Anche per un Cane. E allora non si ha nemmeno bisogno di un collare. E così comincia il viaggio di ognuno di noi.

La strada è lunga, questo è certo, e non esistono scorciatoie. Kalù era il più forte, Alina con il manto rossiccio la più schiva, Anah, sobrio e rigoroso, Muni con la voce calma guidava il branco lungo l’Antica Via, quella che attraversa il cuore del bosco, l’unica che porta alla Montagna della Luna.

Bisognava fare attenzione a ogni passo scivolando via come fantasmi. Ma dato che la coda è come una coperta che ti porti sempre dietro, fu così che il Cane capí di avere molte più risorse di quanto pensasse, anche se si sentiva piccolissimo in quel vasto paesaggio.

I corvi volavano sopra di loro, compagni dello stesso viaggio di purificazione e complici della stessa bellezza.

Il branco seguiva i corsi dei fiumi attraversando boschi di faggi, betulle e abeti. Se le rane smettevano di cantare allora era in arrivo un pericolo. Dalle pieghe delle montagne capivano dove scorreva un ruscello. Quando gli uccelli cantavano quella era l’ora di cercarsi un giaciglio. Se avevano sete c’era sempre un sorso d’acqua nascosto nel calice di un fiore. L’importante era essere in armonia con l’universo.

Anche la Montagna ha imparato a non desiderare quello che non ha. È la creatura più antica della foresta, non si sveglia e non si addormenta. Le Nuvole le portano da bere. Se una creatura immobile riesce a sopravvivere anche un Cane troverà il modo di attraversare la vita.

Può un cane avere nostalgia dell’uomo? No, se la terra è morbida e i pali di ferro fossero di nuovo alberi.

Può un cane tornare a essere un lupo? Gli basterà seguire la propria ombra e i corvi che sono gli occhi dei lupi nel cielo. E un giorno arriverà ai piedi di una montagna con cinque punte. Sarà come una visione, perfettamente immobile.

C’è qualcuno che si occupa di ogni essere vivente. Per questo non bisogna avere paura.

Il Cane, il Lupo e Dio di Folco Terzani, edito da Longanesi e impreziosito dalle illustrazioni di Nicola Magrin, non è solo un libro. È libro e poesia insieme. È storia di Vita. È Filosofia. È Verità, al di là dei punti di vista. È metafora. È Viaggio di un Cane che abbandona le abitudini e diventa padrone di se stesso, responsabile delle proprie azioni. E così impara a vivere da solo, seguendo la propria natura.

E allora chi è Dio? È colui che vive oltre il Sole e governa la Montagna.

ROBOT. The Human Project

Al Mudec le nuove frontiere della robotica

Forse saranno le discipline tecnico-scientifiche a guidare il domani e si parlerà di intelligenza “collettiva”.

L’individuo replicherà se stesso attraverso i robot. D’altra parte l’attrazione dell’uomo nella storia per il proprio doppio è cosa ormai nota. Conviene farsene una ragione, a patto che il baricentro resti sempre l’umanità.

Tutto questo genera senso di meraviglia e domande non solo tecniche ma anche filosofiche. Gli esseri umani si conoscono abbastanza bene da riuscire a replicarsi? Quale attività vogliamo dare in gestione all’intelligenza artificiale? Qual è il ruolo delle macchine all’interno del nostro mondo? Quale sarà il nostro futuro? Tempo e spazio spariranno?

ROBOT. The Human Project, al Mudec di Milano fino all’1 agosto 2021, non è solo una mostra ma anche un’esperienza. Confrontarsi con l’intelligenza artificiale è un assaggio di futuro possibile.

La tradizione è travolta dagli eventi. Esiste solo il tempo reale. La linearità tra passato, presente e futuro sarà divorata dalla rapidità degli eventi?

Dall’automa al ROBOT. Un salto epocale che avvicina sempre più il confine tra artificiale e umano. Ci sarà ancora spazio per la fantasia? Speriamo di si.

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Tina Modotti. Donne, Messico e Libertà

Tutta la vita in un “clic”

Era figlia di una cucitrice e di un carpentiere e divenne fotografa, attrice e sognatrice. Nacque in Italia sul finire del XIX secolo ma fu il Messico la sua patria d’elezione. E proprio lì divenne un’icona.

Tensione estetica e impegno politico. Nessun effetto sfumato o contorni imprecisi ma tratti marcati, oggetti e luoghi della vita reale. Emblemi della Rivoluzione ma anche mani che lavorano, tessuti, fiori destinati a sfiorire e madri con bambini. Una fotografia simbolica na non solo. Idea di libertà e umanità.

100 immagini nell’ambito del palinsesto 2020 del Comune di Milano “I talenti delle donne” esposte al Mudec Photo fino al 7 novembre 2021. La fotografia incontra i fatti e diventa strumento universale per comunicare impegno civile e libertà. Grandi amori e grande passione. Ideali, nuove forme di comunicazione. Fino alla fine.

Tutto questo è Tina.

Qua la zampa!

La guida step by step per educare e crescere un cane felice

I cani sanno stupirci, sempre.

Il cane ci parla. A volte con suoni brevi e acuti per avvertirci di un pericolo. O con abbai monotoni e ripetitivi per dirci che è infelice e frustrato. Quando invece usa la vocina del cucciolo, magari vuole solo attirare la nostra attenzione. Ma anche la postura esprime il suo stato d’animo.

La rapidità del movimento della coda è uno degli indicatori dello stato di eccitazione. Se prima scodinzola velocemente e poi, piano piano, sempre di meno, significa che si sta calmando. Una cosa però è certa, ogni segnale va contestualizzato perchè scodinzolare non significa sempre essere felice.

Ha bisogno di schemi, regolarità per vivere con serenità. A volte i cambiamenti lo destabilizzano e bisogna tener conto delle sue stagioni. Un cucciolo non ha certo le stesse esigenze di un cane anziano.

Capire i suoi tempi, rispettarne gli spazi, conoscere l’etologia è fondamentale per costruire una buona relazione e rappresentare per lui un punto di riferimento, una specie di “base sicura”.

Perchè un cane non torna quando lo richiamiamo? Forse perchè ha di meglio da fare o forse perchè tra noi e lui non c’è la giusta comunicazione. Spesso il richiamo è associato alla fine del divertimento. Proviamo invece a proporre dei giochi interessanti, a gratificarlo senza mai perdere la pazienza.

Per capire davvero la mente di un cane, l’importanza della prossemica e mettere a fuoco i suoi bisogni abbiamo spesso bisogno dei consigli di un esperto. Qua la zampa! di Irene Sofia (Vallardi Edizioni) è un libro illuminante. L’autrice è un’educatrice cinofila che, oltre a essere una professionista, lavora con il cuore. Sul web è famosa anche la sua assistente personale, un pastore australiano che risponde al nome di Pinta.

Imparare a renderci interessanti al cospetto del nostro cane, giocare e divertirci con lui, muoverci nel modo giusto non sono piccoli dettagli.

Che cos’è il problem solving o attivazione mentale? Quanto è importante che un cane lavori sulla sua autostima? Irene ci illustra gli esercizi adeguati anche con l’ausilio di contenuti multimediali.

Il cane è spronato a provare diverse strategie e impara in fretta le azioni che portano a un risultato. Piccole sfide per apprendere nuove abilità, come aprire un cassetto, sollevare un coperchio, spostare una leva e così via.

Questo e molto altro ancora. Parola di Pinta.

Irene Sofia e Pinta

I nativi americani e il cavallo

Tutti i segreti di un grande popolo di cavalieri

Un cavallo è un dono divino.

Per un nativo americano, un cavallo era il riflesso di se stesso e, se domato, riceveva un nome. Testa Bianca, Senza Criniera, Orfano.

Le cronache Sioux raccontano che ci fu un inverno in cui il cielo e le nuvole vennero all’improvviso illuminate da una stella che provocò una luce ardente. Era il 1821 e quel giorno nacque Nuvola Rossa. Uomo di grande coraggio e saggezza, veniva rispettato da tutta la tribù. Credeva nel valore mistico della natura. Quel sentirsi parte della Terra perchè è da lì che si proviene e si ritorna. Il Grande Spirito aveva creato gli uomini per essere liberi e vivere secondo il ritmo delle stagioni, per cacciare i bisonti nelle grandi praterie.

I bambini, fin dal concepimento, percepivano i movimenti del cavallo attraverso il grembo delle madri. Questa si poteva considerare una specie di prima lezione di equitazione. La seconda era imparare a rimanere aderenti al corpo di un cavallo al galoppo e saper fermare la sua corsa pronunciando semplicemente il suono “ka”. E così all’età di dieci anni diventavano cavalieri a tutti gli effetti.

Le migliori occasioni per sancire la grande alleanza tra uomo e animale erano le parate, delle vere e proprie cerimonie in cui il cavallo era il protagonista indiscusso della giornata. I suoi fianchi venivano decorati con macchie bianche a simboleggiare l’invulnerabilità di fronte al lampo, alla pioggia e alla grandine. Le staffe, le briglie e la criniera erano adornate con delle campanelle.

Nuvola Rossa

Andare a ritroso negli anni e risalire all’origine di questi popoli straordinari, capirne le saggezze e le ragioni è un viaggio mozzafiato e per questo è indispensabile il saggio I nativi americani e il cavallo di Maria Franchini (Edizioni Mediterranee). Risultato di lunghe ricerche e quasi devozione nei confronti di un argomento che non smette mai di affascinare e svela segreti e aneddoti in ogni pagina.

Popoli diversi e spesso in conflitto, con una storia e una cultura da raccontare. Gli antropologi hanno individuato circa dieci gruppi culturali di nativi, corrispondenti grosso modo alle diverse aree geografiche e agli ambienti naturali del Nord America.

Cavallo Pazzo, Toro Seduto, Nuvola Rossa, Geronimo. Uomini leggendari e invulnerabili ai proiettili. Icone di resistenza alla società bianca in tutte le sue forme, i loro spiriti aleggiano ancora nell’aria in quelle praterie.

Un mondo ricco di insegnamenti validi ancora oggi. Per esempio era il cerchio che governava la vita, perchè era la forma che il Grande Spirito aveva scelto per definire il creato. Tutto ciò che germoglia è rotondo, infatti. Così come il tronco di un albero. Il giorno e la notte disegnano un cerchio nel cielo.

Tutto era magico. Perfino i colori. Un cavallo bianco simboleggiava il Sole perchè rappresentava la luce che dissipa le tenebre.

Quello tra uomo e cavallo è un sodalizio eterno. Non era possibile concepire la vita senza un cavallo perchè era una parte dell’anima stessa. Una leggenda navajo narra che un dio prese degli steli di mais per farne lo scheletro, la folgore per il respiro, l’arcobaleno per gli zoccoli, la pioggia per la criniera e la coda, una falce di luna per gli orecchi e la stella della sera per gli occhi.

Robot. The Human Project

Nuove strategie per raccontare l’arte

Quali sono i dubbi, soprattutto morali, dell’essere umano nei confronti dell’innovazione tecnologica? Non è semplice rispondere. Eppure mai come in questi mesi abbiamo sentito l’esigenza di capire il cambiamento che stiamo vivendo.

Proprio da queste considerazioni nasce Mudec@Home, un progetto per le scuole con una visita guidata live in DaD che si pone l’obiettivo di garantire la possibilità di continuare a fruire di cultura in tutti i modi possibili, con l’aiuto di strategie e tecnologie di ultima generazione per raccontare l’arte attraverso nuove esperienze che ci permettano di visitare grandi mostre senza muoverci da casa.

Le scuole ritornano al museo grazie all’aiuto del robottino Double che permetterà a studenti e insegnanti di esplorare “a distanza” le sale della mostra. Potranno a turno spostarsi virtualmente e capire così il percorso storico e culturale che ci ha condotto alla consapevolezza tecnologica odierna.

Un viaggio virtuale di settanta minuti alla scoperta di un universo tecnologico mai esplorato prima, una sorta di lezione “alternativa”.

Per ulteriori informazioni e per le prenotazioni delle scuole:
Infoline +39 0254917
Email ufficiogruppi@ticket24ore.it